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OPTIMA SALUTE, IL PIÙ DIFFUSO MENSILE DI SALUTE IN FARMACIA

Nel numero di luglio-agosto 2019:

  • Inserto Valore Salute - Osteoporosi e Terza Età.
  • Dossier - Benvenuti al sole.
  • Dalla A alla Zanzara.
  • La valigia della salute.
  • Le tendiniti di mano e polso.
  • Dieta d'estate. Acqua + frutta + verdura.
  • Spiaggia & ginnastica.
  • Il trucco c'è. Ma non si vede.
  • Costumi: bikini, sgambati o interi?
  • Quando il padrone è in vacanza.

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Allarme dermatologi, col freddo malattie della pelle in agguato

Con l'arrivo dei primi rigori invernali ci si preoccupa soprattutto di preservare la salute dell'apparato respiratorio,ma non e' il caso di trascurare il benessere e la salute della pelle che, invece, proprio nella stagione invernale ha bisogno di piu' cure. ''In effetti con l'abbassarsi delle temperature e' tempo di dedicarsi alla propria pelle e a quelle malattie che, ahime', sappiamo risentono dei cali termici'', ammonisce Gabriella Fabbrocini, docente di dermatologia e venereologia presso l'Universita' di Napoli ''Federico II''.

Quali sono, nello specifico, le patologie cutanee che piu' soffrono le rigide temperature? In primo luogo la psoriasi: ''Come il sole riduce le manifestazioni di questa malattia, per inibizione dei meccanismi infiammatori, cosi' il grande freddo la stimola e la acuisce'', precisa Fabbrocini, che prosegue: ''E' proprio in questa stagione, infatti, che compaiono quelle anestetiche squame bianche che talvolta possono essere localizzate sul cuoio capelluto, sui gomiti o sulle ginocchia oppure andare persino a ricoprire tutto il corpo, nascondendo anche piu' gravi compromissioni delle articolazioni''. Rientra a pieno titolo tra le malattie che si aggravano con le basse temperature, la rosacea. Si tratta di una malattia multifattoriale, tra le cui cause vi sono alterati processi di vasodilatazione, disfunzioni ormonali, predisposizione genetica e fattori scatenanti ambientali. Questa fastidiosa condizione, che interessa per lo piu' le donne, si manifesta prima con un transitorio arrossamento e con teleangectasie su guance e naso, fino ad accompagnarsi a papule e pustole.

Gli sbalzi di temperatura stimolano il vasospasmo e cosi' la comparsa del tipico ''flushing', ossia l'arrossamento cutaneo associato a una sensazione di calore e di bruciore: ''Attenzione a non passare rapidamente dal clima rigido esterno agli ambienti riscaldati. In casa evitare le sorgenti di calore dirette e all'esterno proteggersi con sciarpa e capellino. Infine idratare quotidianamente la pelle con prodotti lenitivi e antiinfiammatori'', avverte la specialista. Psoriasi, rosacea e infine acne. Sono soprattutto i piu' giovani a riscontrare durante l'inverno l'aggravarsi di quest'ultima patologia. In questo caso il peggioramento delle condizioni della cute e' percepito in maniera piu' evidente da coloro che ne soffrono perche' ''piu' o meno impropriamente molti pazienti sono convinti che in estate vi sia un notevole miglioramento della patologia acneica dovuta al fatto che i raggi ultravioletti hanno un'azione disinfettante e che la pelle abbronzata nasconde meglio questo fastidioso inestetismo'' dichiara Gabriella Fabbrocini, che subito puntualizza: ''L'uso improprio di solari non adatti e l'ispessimento della pelle dovuta ai raggi UV puo' peggiorare il quadro al ritorno dalle vacanze.

Senza contare che l'aggravamento delle condizioni della cute e' reso ancora piu' evidente dal tipico biancore invernale della pelle che esalta ancora di piu' le imperfezioni, inducendo, soprattutto le donne, ad abusare di creme, unguenti e make-up che possono talvolta contenere sostanze comedogeniche che 'tappano' il follicolo sebaceo preparando il terreno alla comparsa di punti neri e brufoli''. Il consiglio e' quello di evitare i prodotti a rischio affidandosi, invece, ai consigli di uno specialista e a prodotti esclusivamente non ''comedogenici''.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Allenati a star bene, perchè SPORT VUOL DIRE SALUTE

Sentirsi in forma grazie a una regolare attività fisica non ha un valore esclusivamente estetico, legato per gli uomini al mandar via la pancia e per le donne ad avere una bella silhouette. Il movimento, e ancor di più l'allenamento, sono infatti considerati dall'Organizzazione mondiale della Sanità una vera e propria terapia preventiva. L'organismo umano non è nato per l'inattività: il movimento gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita. Al contrario, la scarsa attività fisica è complice dell'insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatorie (infarto miocardico, ictus, insufficienza cardiaca) tumori.

 

I benefici dell'attività fisica

Muoversi quotidianamente produce effetti positivi sulla salute fisica e psichica della persona. Gli studi scientifici che ne confermano gli effetti benefici sono ormai innumerevoli e mettono in luce che l'attività fisica:

  • migliora la tolleranza al glucosio e riduce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2
  • previene l'ipercolesterolemia e l'ipertensione e riduce i livelli della pressione arteriosa e del colesterolo
  • diminuisce il rischio di sviluppo di malattie cardiache e di diversi tumori, come quelli del colon e del seno
  • riduce il rischio di morte prematura, in particolare quella causata da infarto e altre malattie cardiache
  • previene e riduce l'osteoporosi e il rischio di fratture, ma anche i disturbi muscolo-scheletrici (per esempio il mal di schiena)
  • riduce i sintomi di ansia, stress e depressione
  • previene, specialmente tra i bambini e i giovani, i comportamenti a rischio come l'uso di tabacco, alcol, diete non sane e atteggiamenti violenti e favorisce il benessere psicologico attraverso lo sviluppo dell'autostima, dell'autonomia e facilità la gestione dell'ansia e delle situazioni stressanti
  • produce dispendio energetico e la diminuzione del rischio di obesità

 

Le nostre offerte di prodotti per gli sportivi a prezzi vantaggiosi

Un'attività fisica più o meno intensa richiede una corretta integrazione di sali minerali, vitamine, nutrienti, prima, durante e dopo la prestazione, al fine di prepararsi alla sessione sportiva, reintegrare le sostanze perse con la sudorazione, recuperare l'energia impiegata nello sforzo fisico e massimizzare le performance. Si suole distinguere fra integratori per lo sport di resistenza e integratori per lo sport di potenza; esistono poi articoli per la prevenzione, protezione e cura degli infortuni. A completare l'assortimento: misuratori delle performance.

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Cibo: la dieta? in coppia e' meglio per 1 italiano su 3

La dieta, si sa, e' un percorso impegnativo che la maggior parte degli italiani teme e rimanda il piu' a lungo possibile. Ma, se la fatica di perdere qualche chilo e' condivisa con il proprio compagno, mettersi a dieta diventa piu' semplice: avere un obiettivo comune, infatti, rende piu' forti e aiuta ad accettare con il sorriso sulle labbra qualche piccola rinuncia a tavola.

La pensa cosi' oltre un terzo (38,2%) degli utenti che hanno risposto al sondaggio del sito www.melarossa.it: dimagrire e' piu' facile se lo si fa in due perche' il pensiero di non essere da soli a lottare contro la pancetta fa crescere entusiasmo e motivazione.

Insomma, l'unione fa la forza, anche a dieta! E non solo perche' si condivide un obiettivo, ma anche perche' affrontare insieme i sacrifici allontana il rischio di sentirsi diversi o incompresi dal proprio compagno, fattori importantissimi per mantenere salda la propria motivazione: ''non c'e' niente di peggio che mangiare un'insalata mentre il tuo compagno divora lasagne e bistecca!'', dichiara il 18,8% degli utenti di Melarossa, riconoscendo che e' piu' facile cambiare le proprie abitudini alimentari se chi ci vive accanto si impegna a fare lo stesso, anziche' criticarci perche' al ristorante ordiniamo solo verdure grigliate (come sottolinea il 2,7% degli utenti).

Il supporto del proprio compagno, insomma, sembra essere una delle chiavi del successo della dieta di coppia, soprattutto quando la tentazione bussa alla nostra porta e la presenza di qualcuno che ci richiami all'ordine diventa fondamentale: per il 10,2% degli utenti, avere un compagno che li aiuti a non lasciarsi andare e ad essere meno incostanti e' un antidoto essenziale agli sgarri, sempre in agguato quando si cerca di dimagrire. E se proprio non si riesce a motivarsi l'uno l'altro e si sgarra entrambi, essere in due e' un modo per sentirsi meno in colpa perche' si e' scivolati sul tanto amato tiramisu' (3,2% delle risposte).

Come dire, mal comune, mezzo gaudio, anche a dieta.

Bellissimo anche festeggiare insieme i chili persi (8,6%), dividersi i compiti (''lui fa la spesa e i cucino'', ha risposto l'1,1% dei votanti), prendersi in giro su chi dimagrisce meno (1,1% delle risposte), una strategia per allentare la tensione e scherzare insieme sui capricci della bilancia, consapevoli che la dieta e' fatta di alti e bassi e che, se una settimana il peso non scende, non bisogna farne un dramma .

Ma c'e' anche il rovescio della medaglia: l'unione che non fa la forza ma, al contrario, indebolisce. Perche' il nostro compagno e' un golosone e finisce sempre per farci sgarrare mandando in fumo tutti i nostri sforzi per dimagrire (14,4% degli utenti), oppure perche' e' cosi' rigido e pignolo che stare a dieta con lui risulta piu' stressante che rinunciare al proprio dolce preferito (2,2%).

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Dermatologi, le rughe? Si combattono a tavola

Insalata di zucchine, straccetti di pollo, bollito misto al wasabi, pasta di farro alla mentuccia? Non sono solo succulenti ricette ma vere e proprie panacee contro l'invecchiamento della pelle. Lo afferma la riedizione del libro ''A tavola non si invecchia'' edito da Giunti e a firma di Pucci Romano e Gabriella Fabbrocini in collaborazione con Lorella Cuccarini.

Sempre piu' donne, soprattutto le giovanissime, ricorrono ad ''aiutini'' per cercare di vincere o comunque di ritardare la corsa contro il tempo della loro pelle. Del resto il settore dell'estetica medica e chirurgica non conosce crisi neppure... di questi tempi. Sono in vertiginoso aumento le donne europee che, oltre a creme supercostose, si concedono trattamenti estetici, lifting, filler.

Ma e' proprio necessario ricorrere a questi trattamenti artificiali per mantenere la pelle elastica e luminosa quando in realta' basterebbe seguire alcuni accorgimenti di carattere alimentare? Infatti, si sa, siamo quello che mangiamo ed e' importante dunque, soprattutto nel periodo estivo, iniziare a prediligere gli alimenti che oltre ad aiutarci a mantenerci in forma servono a conservare una pelle giovane e soprattutto sana. Esporci al sole incondizionatamente provoca alla nostra pelle uno stress eccessivo e un invecchiamento precoce secondo quanto dichiara Gabriella Fabbrocini, Docente di dermatologia e venereologia presso l'Universita' di Napoli Federico II: ''L'invecchiamento solare provoca elastosi solare, ossia uno sconvolgimento delle fibre elastiche, collagene e reticolari con conseguente perdita di tono e accentuazione delle terribili rughe''.

Ma, spiega la dermatologa, ''l'invecchiamento della pelle e' imputabile ai radicali liberi, che colpiscono le strutture piu' interne delle cellule danneggiandole e procurando uno stress, cioe' una rottura dell'equilibro all'interno di esse e questo comporta il rilassamento e la formazione delle rughe''. ''L'esposizione prolungata ai raggi solari e' un esempio di stress ossidativo che si compie ai danni della pelle, insieme al fumo di sigarette allo stress psicologico al consumo di alcol a una dieta ricca di grassi animali e all'abuso di farmaci. ''Una delle mosse strategiche per ritardare l'invecchiamento cutaneo e' un'alimentazione ricca di Vitamine A, vitamina E, nonche' minerali come zinco, potassio, selenio e molecole come flavonoidi e carotenoidi veri e propri paladini della giovinezza.

Tutte sostanze - evidenzia l'esperta - che ci permettono di mantenere una perfetta funzionalita' cellulare per proteggere dalle reazioni di ossidazione a catena innescate dai radicali liberi. Non dimentichiamo inoltre che il nostro corpo e' composto per i 2/3 di acqua, fondamentale dunque bere molto. Il consumo e la combinazione di alcuni di essi la scelta della modalita' di cottura, la quantita' degli alimenti consumati possono rappresentare una vera e propria strategia anti aging''.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

immagine Cancro al seno, nel nostro Paese si guarisce nove volte su dieci

Cancro al seno, nel nostro Paese si guarisce nove volte su dieci

Il tumore del seno fa sempre meno paura. Se diagnosticato in fase precoce, infatti, nel 90% dei casi guarisce perfettamente. Questo grazie anche ai progressi della ricerca, che vedono il nostro Paese capofila nel mondo per il trattamento e l'assistenza delle pazienti. ''Il contributo del Gruppo Italiano Mammella (GIM) e' stato determinante per raggiungere l'eccellenza - ha spiegato Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del Regina Elena di Roma, durante il convegno nazionale promosso dal GIM nella capitale per la presentazione degli ultimi lavori scientifici sul cancro al seno -. Il nostro network, che riunisce i maggiori specialisti italiani, e' nato dal desiderio di costituire un rapporto di stretta collaborazione clinica e scientifica tra tutti coloro che operano quotidianamente in questo settore.

Per assicurare alle pazienti il maggior livello assistenziale possibile, oltre a favorire il progresso nella ricerca.

Abbiamo compiuto grandi passi. Tutto il lavoro fatto finora rischia pero' di essere minato, nella sua validita', dalla mancata o non corretta applicazione di raccomandazioni e linee guida sul trattamento della patologia. Siamo preoccupati, come oncologi, dalla formulazione di proposte terapeutiche spesso minimaliste, che non tengono conto delle raccomandazioni provenienti dalle Societa' Scientifiche.

Queste modalita' di cura, seppure accattivanti per le pazienti per la loro durata ridotta ed una contenuta incidenza di effetti collaterali, spesso non sono sostenute da sufficienti prove scientifiche. Presentano quindi il rischio concreto di un minore effetto sulle possibilita' di guarigione''. Eppure, esistono ormai da tempo schemi terapeutici di comprovata efficacia, fondamentali per le oltre 46mila italiane che ogni anno si ammalano di neoplasia al seno. ''La Comunita' Oncologica Nazionale offre alle pazienti un'uniformita' di trattamenti e percorsi condivisi ed omogenei su tutto il territorio - ha detto Lucia del Mastro, dell'Oncologia Medica dell'IST di Genova -.

Questo permette da un lato di lavorare in rete tra le diverse Oncologie, dall'altro di ottimizzare dati clinici e utilizzare in modo appropriato le risorse per garantire alle malate le migliori modalita' di approccio diagnostico e terapeutico''. Il Gruppo riunisce 140 centri d'eccellenza in tutta Italia che stanno conducendo in contemporanea diversi studi clinici cui partecipano migliaia di pazienti.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

immagine Contro dolore cure 'fai da te' per 1 paziente su 2

Contro dolore cure 'fai da te' per 1 paziente su 2

In linea di principio, riconoscono nel medico di medicina generale la figura di riferimento per la cura del dolore (91%) ma, alla prova dei fatti, gli italiani decidono in autonomia e ricorrono all'automedicazione (53%) o, piu' di rado, chiedono consiglio in farmacia (20%).

Nei confronti dei farmaci oppiacei, cresce la fiducia degli addetti ai lavori e l'interesse dei pazienti eppure, ogni 10 analgesici prescritti, 1 solo e' oppioide mentre 7 sono antinfiammatori non steroidei (FANS), anche per dolori cronici e terapie protratte nel tempo. E', in sintesi, la fotografia scattata da un'indagine condotta da Doxa per conto del Centro Studi Mundipharma su un triplice target, allo scopo di sondare i rispettivi approcci al trattamento antalgico: 500 pazienti (25-64 anni) che hanno utilizzato medicinali antidolorifici negli ultimi 6 mesi, 100 medici di famiglia e 100 farmacisti di tutta Italia. Dal dire al fare, un divario da colmare.

Potrebbe essere questa la formula che riassume il quadro articolato e, in parte, contraddittorio dipinto dalla survey. Entrando nel dettaglio della ricerca, si scopre che il 30% dei pazienti visitati dai medici di famiglia nell'ultimo mese lamenta dolore; nel 66% dei casi, si tratta di una forma cronica. Circa 8 clinici su 10 effettuano personalmente la diagnosi e la prescrizione della terapia ma il fenomeno dell'autocura - confermato anche dai farmacisti - assume dimensioni eclatanti: il 73% dei malati non si rivolge ad alcun medico. Gli analgesici piu' impiegati? Sempre e comunque FANS: li assume il 95% dei pazienti, li prescrive il generalista al 72% dei suoi assistiti, anche in caso di dolore cronico (1 volta su 2). Per limitare gli effetti collaterali degli antinfiammatori, riferiti dal 20% dei pazienti, si ricorre poi molto spesso ai gastroprotettori, con un evidente aggravio di costi per il SSN. Gli oppioidi, al contrario, compaiono solo nell'11% delle ricette firmate dal medico di famiglia: all'origine vi sono probabili deficit conoscitivi e una scarsa confidenza con queste opzioni terapeutiche, come dimostra il fatto che il 22% dei generalisti intervistati ammetta di non conoscere o non ricordare alcun marchio di farmaco oppiaceo presente sul mercato.

Pesano pero' anche le resistenze dei pazienti: un ostruzionismo che il curante, forse per mancanza di solide basi, non se la sente di affrontare. Il timore che gli analgesici oppioidi possano indurre dipendenza spaventa il 65% dei malati, il 61% li considera per malattie gravi e il 53% crede che la legge ne consenta l'uso solo in casi particolari. ''L'indagine Doxa evidenzia un uso improprio di analgesici per la gestione del dolore cronico, nonostante a molti siano noti i gravi effetti collaterali che i FANS possono creare, se impiegati per lungo tempo'', dichiara Massimo Allegri, Dirigente Medico Terapia del Dolore, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo e Universita' di Pavia. ''Recenti dati di letteratura mostrano che l'uso protratto di antinfiammatori possa causare non solo danni gastrici ma anche problemi cardiovascolari.

E' fondamentale che gli oppioidi vengano considerati un valido strumento per la terapia del dolore cronico moderato-severo. I pazienti a volte pensano possano dare dipendenza. In realta', le evidenze scientifiche dimostrano che, nei soggetti trattati con oppiacei a scopo antalgico, non sembrano attivarsi le medesime aree cerebrali coinvolte nei meccanismi della dipendenza''.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)